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EUDR in Cina: difficoltà di tracciabilità e preparazione

Versione originale in inglese

Foresta che illustra i temi di tracciabilità e deforestazione dell’EUDR

1. Una tracciabilità debole e difficoltà lungo l’intera filiera

La tracciabilità della filiera è un elemento centrale della preparazione all’EUDR per i prodotti effettivamente compresi nel suo ambito. Richiede di collegare le materie prime alle particelle di produzione, raccoglierne le informazioni geografiche e verificare la coerenza dei dati disponibili. Le coordinate e le eccezioni per le dichiarazioni semplificate sono precisate nell’aggiornamento ufficiale qui sotto. Le filiere delle imprese esportatrici cinesi possono coinvolgere più livelli e regioni. Per categorie regolamentate quali legno, gomma e soia, le materie possono provenire da catene che attraversano il Sud-est asiatico o l’Africa centrale, con numerosi piccoli agricoltori e piantagioni a monte. Il livello di rischio giuridico di un paese non deve però essere dedotto da una generica regione geografica. Quando gli operatori non conservano sistematicamente coordinate, date di coltivazione o raccolta e documenti sui diritti fondiari, le imprese a valle faticano a costruire una catena informativa completa. Alcune filiere mescolano materie di diversa provenienza: senza registrazioni adeguate diventa difficile associare ogni lotto alle sue particelle di origine. Inoltre, un modello basato sulla semplice presenza di fatture e documenti di spedizione non dimostra da solo la coerenza geografica e tutti gli altri requisiti applicabili. L’aggiornamento del sistema di tracciabilità può quindi essere urgente e impegnativo.

2. Supporto tecnico insufficiente e divario nelle competenze digitali

Sistemi informativi geografici, telerilevamento satellitare e piattaforme di tracciabilità possono aiutare la preparazione, senza che il regolamento imponga automaticamente a ogni impresa di acquistare questi strumenti. Le capacità tecniche di alcune aziende, soprattutto piccole e medie, non sono adeguate alle nuove attività. Sistemi frammentati, inserimento manuale e personale poco formato possono produrre dossier incompleti o difficili da verificare. Ogni impresa deve valutare le lacune della propria filiera, senza applicare a tutti i fornitori percentuali tratte da indagini non documentate. Gli ERP dedicati soprattutto alla produzione non collegano necessariamente i lotti alle coordinate delle particelle. La mancanza di dati aggiornati o di strumenti per confrontare le immagini può rendere più difficile verificare le informazioni ricevute. Il testo originale contrapponeva una logica di «sospetto e verifica» a quella di «fiducia e controllo a campione» dell’EUTR: questa descrizione non sostituisce i requisiti del testo normativo. I documenti restano necessari e devono contenere informazioni credibili e verificabili; controlli satellitari o in loco non sono una procedura universale obbligatoria per ogni operatore. I costi possono comprendere strumenti informatici, integrazione dei dati, verifiche e formazione. Una piattaforma blockchain è una possibile scelta tecnica, non un acquisto imposto dall’EUDR. Il budget dipende da prodotti, volumi, dati già disponibili e risorse interne. Per una PMI con liquidità limitata tali investimenti possono comunque essere difficili.

3. Aumento dei costi di preparazione e maggiore pressione sulle PMI

La preparazione può aumentare i costi operativi attraverso strumenti digitali, gestione documentale, verifiche e adattamento della filiera. Gli investimenti iniziali comprendono sistemi di tracciabilità, aggiornamenti dell’ERP e formazione dei dipendenti. Il peso di questi elementi varia con la dimensione dell’azienda e la struttura della catena di fornitura. Tra le spese ricorrenti possono rientrare verifiche esterne, organizzazione dei dossier di dovuta diligenza e formazione dei fornitori. Certificazioni come FSC possono fornire elementi di supporto, ma non sostituiscono la dovuta diligenza e non sono automaticamente richieste dall’EUDR. Anche sostituire un fornitore non adeguato, raccogliere nuovi dati o migliorare la separazione dei lotti e dei magazzini può aumentare spese e tempi. Questi costi devono essere stimati per il progetto reale, senza presentare importi o rincari non documentati come validi per tutte le imprese. Le grandi aziende possono distribuirli nel tempo e tra più attività; le PMI con margini ridotti hanno meno capacità finanziaria. La modifica adottata nel dicembre 2025 ha aggiornato il calendario: per la maggior parte delle micro e piccole imprese il termine è il 30 giugno 2027, con l’eccezione indicata sotto. Non si tratta più di una semplice proposta. Il periodo di preparazione non elimina però le spese a breve termine, e alcune aziende possono temere un’alternativa tra redditività ridotta e uscita dal mercato.

4. Comprensione e competenze insufficienti rallentano l’adeguamento

Una conoscenza incompleta dell’EUDR e la mancanza di competenze professionali possono ritardare l’organizzazione della conformità. Alcune imprese lo considerano soltanto una regola ambientale, senza comprenderne le conseguenze sull’accesso al mercato, e reagiscono quando un ordine viene già bloccato. I gruppi di lavoro possono non conoscere bene dovuta diligenza, classificazione del rischio e diritto dei paesi produttori, incontrando difficoltà nella raccolta geografica, nella verifica della legalità e nella preparazione delle dichiarazioni. Un’organizzazione abituata a documenti, relazioni annuali e audit esterni deve adattarsi a informazioni meglio collegate ai lotti, controlli proporzionati e tracciabilità utilizzabile. Non bisogna tuttavia presentare raccolta in tempo reale o verifica dinamica delle coordinate come obblighi universali senza leggere le disposizioni applicabili. L’inerzia organizzativa può rallentare il cambiamento anche durante un periodo transitorio.

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